L’orbita creativa di PIETRACHIARA inclina per la prima volta il suo asse creativo verso il lighting design con la lampada Stardust, al suo debutto ufficiale durante la Milano Design Week 2026. Come una scintilla che espande l’universo dello studio all’illuminazione d’interni, Stardust prosegue sulla scia di una traiettoria estetica fondata su tangibilità naturali, lavorazioni tattili e su un’imperfezione del dettaglio intesa come fenomenologia di unicità.
Ideata in stretta connessione con maestranze artigiane italiane, Stardust intercetta la matericità dei corpi celesti, fondendo un disco di alluminio attorno a una sfera di vetro e ponendo così in contrasto la stoica rigidità del metallo con il calore pulito e brillante della luce. A conferire una patina autenticamente interspaziale, è il passare del tempo, che agisce sulle superfici ammorbidendo le forme, i colori e i materiali rigorosamente non trattati, al pari della polvere di stelle che muta la sua composizione nel corso dei suoi viaggi extraterrestri.
Fluttuante negli spazi grazie a un sottile cavo di sospensione, la lampada si fa centro di gravità visiva della stanza che la ospita e, quando la luce si accende, la composizione evoca l’armonia silenziosa dei corpi celesti in lenta orbita, introducendo nell’ambiente una percezione discreta di movimento e profondità.
Ogni disco di alluminio viene fuso in una fonderia tradizionale mediante stampi in sabbia modellati singolarmente e distrutti dopo ogni colata. La sabbia lascia sulla superficie una grana fine e irregolare e, dopo la fusione, la superficie viene levigata a mano.
A ospitare il lancio durante il Fuorisalone, una location d’eccezione: il 5VIE Design District, nello storico edificio di Via Cesare Correnti 14, in uno spazio al piano terra che si affaccia sul cortile interno, dove verrà allestita l’installazione custom made Light Box.
Radicata negli stessi metodi artigianali che guidano la realizzazione degli arredi in legno massello e dei vasi in ceramica di PIETRACHIARA, la lampada accoglie il linguaggio progettuale dello studio e alla sua adozione del concetto giapponese di wabi-sabi, che l’attraversa come un’apparizione lieve, quasi cosmica: una scia di polvere stellare sospesa nello spazio-tempo.
